Clinica

Correre: migliorare la tecnica per ridurre gli infortuni

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La corsa è spesso ritenuta un buon modo per “mettersi in forma”, dando però poco peso alla “forma”, o tecnica, della corsa stessa. Molte persone credono che la corsa sia qualcosa di naturale che chiunque sappia come fare. Tuttavia, almeno il 79% dei runners incorrono ogni anno in infortuni correlati alla corsa. Se sei un runner - casuale o costante - dovresti sapere che una cattiva tecnica porta all’infortunio.
Uno studio pubblicato sul numero di agosto di JOSPT effettua una revisione degli studi esistenti per scoprire se la tecnica della corsa può essere migliorata, in particolar modo con l’aiuto di feed-back visivi o acustici. La possibilità di migliorare la “forma” della corsa potrebbe essere importante nel trattamento degli infortuni correlati a questo sport e per il ritorno ad una corsa senza problemi.

I ricercatori hanno revisionato 974 studi pubblicati, e di questi ne hanno individuati 10 di alta o media qualità che analizzano l’impatto di feed-back visivi o acustici sulla tecnica della corsa. Questi studi hanno dimostrato l’utilità dell’utilizzo di feed-back in tempo reale. Utilizzando questi strumenti di feed-back, i fisioterapisti possono aiutare il runner a (1) diminuire la forza d’impatto con cui il piede colpisce il suolo durante la corsa; (2) migliorare la tecnica della corsa a livello di anche, ginocchia e caviglie. Come feed-back visivo, i runners, o sono stati fatti correre davanti ad uno specchio, oppure si vedevano in un video, mentre il fisioterapista li istruiva su come migliorare il loro modo di correre. Come feed-back acustico invece sono stati utilizzati o i consigli verbali del fisioterapista, oppure un semplice metronomo per migliorare la cadenza del passo.

Queste ricerche dimostrano quindi che il runner può migliorare la propria tecnica di corsa utilizzando feed-back visivi e/o acustici sotto supervisione del proprio fisioterapista. Di conseguenza, migliorando la tecnica di corsa, si avrà una diminuzione del rischio di infortunio. È stato dimostrato anche che, come beneficio di una migliore tecnica della corsa, si avrà anche una diminuzione del dolore a livello di ginocchia e gambe. Se stai soffrendo per un infortunio legato alla corsa o vuoi diminuire il rischio di incorrervi, questo tipo di feed-back supervisionati ti può essere d’aiuto. Per maggiori informazioni su come migliorare la tua tecnica di corsa o come prevenire gli infortuni, contatta il tuo fisioterapista!

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2015;45(8):585. doi:10.2519/jospt.2015.0503

Link:
http://www.jospt.org/doi/pdf/10.2519/jospt.2015.0503

Vertigini e richio di fratture

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Le vertigini sono un problema comune che può interessare persone di tutte le età. Ci sono molte cause di vertigine, alcune più gravi di altre. Una causa comune e facilmente trattabile è la cosiddetta “vertigine posizionale parossistica benigna”. Questa problematica si manifesta con vertigini relative ai movimenti ed alla posizione della testa ed è dovuta ad un problema dell’orecchio interno.
Le vertigini possono influire negativamente sulla qualità della vita e possono aumentare il rischio di cadute. Questa evenienza può essere particolarmente problematica per gli anziani, che sono molto esposti al rischio di fratture. Il recupero dopo una frattura, per una persona anziana, può essere molto lungo e difficoltoso.
Uno studio pubblicato nel numero del maggio 2015 di JOSPT indaga la relazione tra la vertigine posizionale parossistica benigna ed il rischio di caduta che esita in fratture.

Alcuni ricercatori in Taiwan studiarono 3796 individui con diagnosi di vertigine posizionale parossistica benigna e li compararono con 15184 persone che non avevano mai sofferto di vertigini. I ricercatori analizzarono il rischio di fratture in entrambi i gruppi osservandoli per 12 anni. I dati ottenuti dimostrano che i soggetti con vertigine posizionale parossistica benigna sono più esposti al rischio di fratture nei 12 anni dopo la diagnosi. Le fratture coinvolgono soprattutto le vertebre, le coste e la regione del bacino. Analizzando anche il fattore età, le vertigini sono particolarmente correlate ad un alto rischio di fratture, sia in uomini e donne sopra i 65 anni.

CONSIGLI PRATICI
È risaputo che le vertigini siano spesso associate ad un alto rischio di caduta; questo studio dimostra anche che la vertigine posizionale parossistica benigna è correlata anche ad un aumento del rischio di fratture. Le fratture delle vertebre, delle coste o della regione del bacino richiedono lunghi tempi di guarigione che possono portare ad altre compromissioni dello stato di salute della persona. Se percepisci un senso di vertigine avvisa il tuo medico. Una corretta valutazione è molto importante, soprattutto per individuare la causa delle vertigini. Molte cause sono trattabili, compresa la vertigine posizionale parossistica benigna. Se basato su una buona valutazione, un appropriato trattamento può diminuire il rischio di cadute e quindi di frattura.
Per ulteriori informazioni contatta il tuo fisioterapista.

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2015;45(5):413.doi:10.2519/jospt.2015.0502

Link:
http://www.jospt.org/doi/abs/10.2519/jospt.2015.0502#.VaDBhXjApqM

Gravidanza e mal di schiena

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Gli esperti ritengono che tra il 24% ed il 90% delle donne soffrano di dolori lombari o pelvici durante la gravidanza. In molti casi questi dolori si risolvono con il parto. Tuttavia più di un terzo delle donne continua a soffrire di questi sintomi anche dopo un anno dal parto. La fisioterapia durante e dopo la gravidanza può aiutare a diminuire i dolori lombari e pelvici. Le opzioni di trattamento più comuni comprendono l’educazione della paziente, esercizi, terapia manuale, bustini o combinazioni delle precedenti metodologie. Apprendere nuove strategie per svolgere le attività quotidiane ed imparare tecniche di rilassamento, può aiutare ad alleviare i sintomi. Uno studio pubblicato sul numero di JOSPT di Luglio 2014 passa in rassegna le migliori ricerche sui benefici che la fisioterapia può apportare alle donne che durante e dopo la gravidanza soffrono di mal di schiena o di dolori pelvici.

Gli autori di questo studio hanno analizzato le ricerche pubblicate tra il 1992 ed il 2013. Tra i 1284 studi individuati, gli autori hanno selezionato i migliori 22 che misuravano l’impatto della fisioterapia sulle donne gravide. Sono stati scartati gli studi in cui il mal di schiena durante la gravidanza veniva trattato con farmaci, chirurgia o agopuntura. I risultati dimostrano che gli esercizi possono far diminuire il dolore, migliorare le capacità funzionali e limitare le assenze lavorative per mal di schiena durante la gravidanza. Gli esercizi più efficaci spesso si concentrano sul rinforzo della muscolatura della schiena e del pavimento pelvico. Gli esercizi possono essere anche svolti in acqua, sfruttare un allenamento di potenziamento generalizzato, esercizi di resistenza ed allenamento dell’equilibrio. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che l’associazione di educazione della donna gravida, terapia manuale e bustini, può essere utile. Tuttavia, sono stati pubblicati troppi pochi studi su questi temi per avere certezze sui loro benefici.

CONSIGLI PRATICI
Alcune persone credono che il mal di schiena sofferto durante la gravidanza si risolva con il parto. Tuttavia, ciò non avviene per almeno un terzo delle donne. Se sei, o sei stata, incinta e soffri di mal di schiena, sappi che una corretta informazione ed i giusti esercizi possono aiutarti a risolvere il tuo problema. Il tuo fisioterapista può insegnarti gli esercizi di cui necessiti e consigliarti su come realizzare le tue attività di vita quotidiana in modo da ridurre il tuo dolore. Inoltre il tuo fisioterapista potrà consigliarti se è il caso di ricorrere anche a trattamenti manuali o a bustini. Dopo una valutazione iniziale, il fisioterapista, ti proporrà un programma di trattamento ottimale per te, in cui normalmente saranno compresi esercizi che potrai fare autonomamente a casa tua.
Per ulteriori informazioni sul mal di schiena durante e dopo la gravidanza, contatta il tuo fisioterapista.

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2014;44(7):474.doi:10.2519/jospt.2014.0505

Link:
http://www.jospt.org/doi/abs/10.2519/jospt.2014.0505#.VZ_qRXjApqM

Corsa: aumentare il chilometraggio senza infortuni

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Stai pensando a seguire un programma di allenamento per la corsa? Sei già un corridore e vuoi aumentare il tuo chilometraggio? Stai recuperando dopo un infortunio e provi a riprendere gli allenamenti? Se stai cercando di raggiungere uno di questi obiettivi probabilmente vorrai sapere come farlo senza incorrere in un infortunio. Gli infortuni correlati alla corsa sono molto comuni e gli errori nell’allenamento sono le cause più frequenti. La maggior parte degli errori in allenamento sono correlati a “troppo, troppo presto, troppo in fretta, troppo veloce”. Anche se la prevenzione degli infortuni del corridore è complicata e la scienza ha ancora molto da scoprire, una regola nota a molti runners è la regola del 10%, che dice che non si dovrebbe aumentare il proprio chilometraggio più del 10% per settimana. Uno studio pubblicato a Ottobre 2014 su JOSPT mette alla prova questa regola.

Sebbene corridori, allenatori e professionisti sanitari utilizzino comunemente la regola del 10%, è necessario continuare la ricerca per comprenderne il ruolo nella prevenzione degli infortuni. Alcuni ricercatori hanno seguito 873 nuovi corridori per un anno; durante questo periodo 202 runners hanno presentato un infortunio da corsa. I ricercatori hanno quindi comparato gli infortuni con l’aumento del chilometraggio di ogni corridore: meno del 10%, tra il 10% ed il 30% e più del 30% nelle due settimane precedenti l’infortunio. I corridori che avevano aumentato il chilometraggio per più del 30% hanno mostrato una percentuale di infortuni superiore rispetto a quelli che lo avevano aumentato di meno del 10%.
Inoltre i runners che correvano più veloce si sono dimostrati più a rischio per dolore femoro-rotuleo (ginocchio del corridore), sindrome della bendelletta ileotibiale, sindrome da stress tibiale, tendinopatia rotulea (ginocchio del saltatore), borsite del gran trocantere e lesioni del medio gluteo e del tensore della fascia lata. Tuttavia, altri tipi di infortunio non sono risultati correlati alla regola del 10% come la fascite plantare, la tendinopatia achillea, lesioni del polpaccio, lesione dei flessori, fratture da stress, lesioni dei flessori d’anca. Gli autori suggeriscono che questi infortuni potrebbero essere correlati ad altri errori di allenamento.

CONSIGLI PRATICI
Un improvviso aumento del chilometraggio settimanale superiore al 30% in un periodo di due settimane può aumentare il rischio di incorrere in infortuni. La più bassa percentuale di infortuni è stata individuata in quei nuovi corridori che hanno aumentato per meno del 10% il loro chilometraggio in due settimane. Altre forme di infortunio possono essere correlate al passo, all’aumento della velocità, all’allenamento con scatti o ad altri errori in allenamento.
Se stai iniziando una tabella di allenamento, il tuo fisioterapista può aiutarti a gestire una progressione ottimale che tenga conto delle tue necessità. Per maggiori informazioni contatta il tuo fisioterapista specializzato in disordini muscoloscheletrici ed in infortuni correlati alla corsa.

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2014;44(10):748. doi:10.2519/jospt.2014.0506

Link:
http://www.jospt.org/doi/abs/10.2519/jospt.2014.0506#.VZ-HqHjApqM

Legamento Crociato Anteriore: ottimizzare il ritorno alle attività e limitare i rischi di reinfortunio

La lesione del crociato anteriore (LCA) può risultare un grave infortunio per i soggetti attivi e per chi pratica sport. Dopo la rottura, alcune persone riescono a recuperare grazie ad un buon programma di riabilitazione senza ricorrere alla chirurgia. Tuttavia, se il ginocchio lesionato cede o è percepito come non stabile, si rende necessario l’intervento chirurgico di “ricostruzione” dell’LCA. Dopo l’operazione, il ritorno alle attività precedenti alla lesione può risultare una vera e propria “sfida”. In un articolo di revisione della letteratura pubblicato nel Novembre 2013 su JOSPT, il lavoro degli autori ha messo in evidenza nuove prospettive e strategie basate sulla ricerca per il miglioramento della performance e per limitare i rischi di re-infortunio dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore.

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2013;43(11):793. doi:10.2519/jospt.2013.0506

Link:
http://www.jospt.org/doi/full/10.2519/jospt.2013.0506

Trattamento delle Distorsioni di Caviglia

Le distorsioni di caviglia spesso si verificano durante la corsa, camminando su terreni irregolari o atterrando da salti. Di solito si consiglia il riposo, di tenere il piede in alto, di applicare ghiaccio e di utilizzare un bendaggio elastico per ridurre il gonfiore. A questo trattamento abitualmente fanno seguito esercizi che possono essere eseguiti a casa. Nonostante il dolore ed il gonfiore migliorino rapidamente, il 70% dei soggetti che hanno subito una distorsione continuano a presentare problemi, e l’80% recidivano, distorgendosi altre volte la caviglia. Queste statistiche suggeriscono l’importanza di una buona “cura” per le distorsioni di caviglia. Una possibilità è la terapia manuale, in cui il fisioterapista mobilizza/manipola la caviglia e le articolazioni circostanti per ripristinare il corretto funzionamento articolare. Una ricerca, pubblicata nel Luglio del 2013 su JOSPT, analizza e compara gli esiti di un programma di trattamento che prevede solo esercizi a casa con gli esiti di un programma più articolato che include terapia manuale ed esercizi. Questo studio ha dimostrato migliori risultati nei pazienti trattati associando la terapia manuale agli esercizi, rispetto ai pazienti trattati solo con esercizi.

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2013;43(7):456. doi:10.2519/jospt.2013.0504

Link:
http://www.jospt.org/doi/full/10.2519/jospt.2013.0504#.Uz_LJtzArK8

Dry Needling nei dolori cervicali

Quando si ha male al collo, i muscoli di questa regione spesso sono dolenti al tatto. I “nodi” duri e sensibili all’interno del muscolo o del tessuto connettivo che possono causare il dolore anche in una zona più estesa vengono definiti Trigger Points. Il Dry Needling è un tipo di trattamento che prevede l’utilizzo di un sottilissimo ago con il quale, perforando la cute, si possono stimolare direttamente questi trigger points in disfunzione. L’ago può rilassare le bendellette tese all’interno del muscolo associate al trigger point. Quindi, il dry needling per la riduzione del dolore ed il miglioramento del movimento dei pazienti che presentano dolori cervicali. In uno studio pubblicato in Aprile 2014 su JOSPT, un gruppo di ricercatori ha misurato i benefici del dry needling sui pazienti con cervicalgia.

Riferimento bibliografico:
J Orthop Sports Phys Ther 2014;44(4):261. doi:10.2519/jospt.2014.0502

Link:
http://www.jospt.org/doi/full/10.2519/jospt.2014.0502#.Uz6zidzArK8